l’8 marzo 1910

Klara Zetkin

L’8 Marzo nasce nel 1910
di
Maria Grazia Colombari
Copenaghen 28 agosto 1910: la Conferenza Internazionale delle Donne, su proposta della socialdemocratica tedesca Klara Zetkin istituì la “Giornata internazionale della donna” e venne stabilita come data l’8 Marzo. Scopo dell’iniziativa era ottenere per le donne parità di trattamento rispetto agli uomini e l’estensione del diritto di voto.
Klara Zetkin è stata una delle voci più importanti del movimento femminile nel panorama europeo inizio del XX secolo: anticipò le rivendicazioni che oggi vanno sotto il nome di “pari opportunità”, si battè per una legislazione a protezione della donna lavoratrice, per l’educazione e la protezione dell’infanzia.
Dal 1891 al 1917 diresse un quotidiano femminista dal titolo emblematico: Die Gleicheit, Uguaglianza. 
L’UDI (Unione donne italiane) celebrò la Prima Giornata della donna nelle zone dell’Italia libera l’8 marzo del 1945 e nel 1946 questo giorno venne riconosciuto ufficialmente e la mimosa ne divenne il simbolo. Furono Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, deputate che facevano parte dell’Assemblea Costituente, a volere questo fiore come emblema del coraggio delle donne.
La scelta della mimosa ha infatti un’importanza storica ben precisa. Era il fiore che i partigiani erano soliti regalare alle staffette.
Ma cosa significa festeggiare l’8 marzo?
Intanto è bene eliminare il termine “festa “: è fuorviante, offensivo ed inopportuno.
L’8 marzo è, e dev’essere, la giornata che ripercorre la storia delle lotte femminili. Scrivere la storia dalla parte delle donne non vuole dire scrivere una storia diversa ed opposta alla Grande Storia e neppure vuol dire contrapposizione ideologica. Scrivere la storia al femminile vuol dire restituire un quadro di verità a tante protagoniste, alcune sconosciute, altre più note dimenticate in un angolo della storia
E allora ricordiamo il nome di alcune di loro:
Anna Maria Mozzoni, Maria Montessori, Emmeline Pankurst ,Olympe de Gouges, Alexandra Kollontaj, Anna Kuliscioff e Lilly Ledbetter che, durante la Presidenza Obama, è riuscita a far approvare la legge, che porta il suo nome, per la parità dei salari uomo/donna.
L’8 marzo dobbiamo ricordare tutte quelle lavoratrici americane morte per aver avuto il coraggio di scioperare per le disumane condizioni di lavoro.
L’8 marzo dobbiamo ricordare la vita difficile delle mondine che con la loro determinazione e le loro forti proteste sono riuscite ad ottenere per tutti, uomini e donne, la riduzione della giornata lavorativa, che a volta arrivava alle 13 ore, ad 8 ore.
L’8 marzo dobbiamo ricordare le tante donne “invisibili” private di ogni diritto: del diritto di studiare, di aver giustizia, della libertà di parola.
E, anche se è il 6 febbraio la giornata come la Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, l’8 marzo dobbiamo ricordare tutte quelle donne che, nel rispetto di un’ancestrale tradizione che pensa solo al maschile, sono infibulate per procurare piacere agli uomini a cui poco o nulla importa che le donne ne siano private.. Per contrastare questa pratica barbara e violenta, che per effetto dell’emigrazione cominciò ad essere praticata anche in Europa dal 1980 è entrata in vigore, in Italia, la Legge 9 gennaio 2006, n. 7 contro la mutilazione genitale femminile (Legge Consolo)
L’infibulazione rappresenta una grave violazione dei diritti umani ed è una delle più evidenti dimostrazioni di dis-parità di genere e di discriminazione sociale.
L’8 marzo ricordiamoci anche di loro!
Nel dicembre del 1977 L’ONU, con la risoluzione 32/142, stabilì l’8 marzo “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”.
Ripassare ogni tanto la storia fa bene fa riflettere sulle difficoltà incontrate dalle donne che in questo giorno meritano di più di una cena e di una mimosa.

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